Il comune in comune

Storia del comune

comune di pino torinese
Sul pendio orientale dei colli Torinesi...
Rocco Miglioretti - Memorie storico-religiose (1885)


Il borgo di Pino si distende sull’ “aprico pinariano”, paesaggio collinare tra i 500 e i 650 metri di altezza, dominando le valli di Reaglie e Mongreno verso il Po (e quindi Torino), e le valli Maiolo, dei Ceppi, di San Michele, di San Nazario, di Balbiana, di Castelvecchio verso Chieri.

Il capoluogo sorge tra il colle detto “della torre rotonda” sede dell’Osservatorio Astronomico di Pino Torinese, e il colle di Montosolo, su cui si ergeva un castello medievale, del quale rimangono soltanto i resti di una torre.

Il territorio della zona è abbastanza povero d’acqua, tranne alcuni torrenti stagionali, dei quali il più famoso è il Tepice. Pertanto, l’approvvigionamento idrico, è stato a lungo un problema, risolto solo nel 1954 con la costruzione del nuovo acquedotto per la collina. La storia di Pino, data la posizione del luogo, è molto legata ai rapporti tra Torino e Chieri.

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Infatti, fin dall’epoca romana, gli abitanti di Carrea Potentia (toponimo latino di Chieri) edificarono sull’aprico pinariano un acquedotto per fornire la città; di questa costruzione, sono però giunti a noi solo pochi reperti.

Dal ritrovamento di alcune lapidi funebri, rinvenute in più occasioni dalle valli pinesi, si è supposto che tra il III e il IV secolo dopo Cristo, una gens Pollia, abbia lasciato Chieri per stabilirsi nel territorio.
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Montosolo diede nome alla regione dove sorgeva... Goffredo Casalis - Dizionario storico-geografico (1837)

Qui avrebbe fondato il più antico nucleo cittadino: Mons Surdus (dal quale sarebbe derivato Montesordo, e poi Montosolo). Dopo il crollo dell’impero romano, la zona venne abbandonata e non si trovano testimonianze di avvenimenti degni di nota fino alla fine del IX secolo, quando, nel diploma con il quale l’imperatore Ottone III conferma il dominio del Vescovo di Torino sui territori del chierese, si accerta la presenza a Montosolo di una cappella dedicata a San Silvestro tenuta dai monaci silvestrini di Nonantola.

I monaci, abbandonarono nel 1034 Montosolo, cedendo le loro proprietà ai conti Biandrate i quali, a loro volta, le passarono al monastero di Cavour.
Dopo la morte della contessa Adelaide di Susa, avvenuta nel 1091, e la turbolenta situazione che ne derivò, il Vescovo di Torino, proclamò Montosolo signoria vescovile, soprattutto perché il luogo era divenuto un punto di importanza strategica sulla strada tra Torino e Chieri. Ormai la cappella edificata dai monaci di Nonantola era in rovina, e al suo posto fu costruita la cappella di San Giorgio al Pinallo, sotto lagiurisdizione di Santa Maria di Chieri.

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Con l’aiuto dei catasti e dei registri della direzione delle regioni prediali... Elena Chiri Pignocchino - La molto Magnifica Comunità di Pino (2001)

Verso la metà del XII secolo, fu eretta a Montosolo una casaforte e pochi anni dopo, il 24 Agosto 1168, fu stipulata tra il Vescovo di Torino e i chieresi (da poco costituiti in comunità indipendente) un accordo che stabiliva il dominio del Vescovo sulla casaforte di Montosolo e sui beni a lei legati (Pinariano e Moncairasso) e fissava la possibilità per i chieresi di avere ivi un edificio a un piano, per uso dei propri consoli.
L’accordo stabiliva inoltre che i territori non potevano essere alienati senza dare la prelazione nell’acquisto a Chieri. Tra il 1170 e il 1183 fu edificata un’altra struttura fortificata, la Torre Rotonda, le cui vestigia si trovano ancora oggi nei pressi dell’Osservatorio.

Il 21 luglio 1139, il Vescovo concesse ai torinesi il possesso del castello di Montosolo e questo episodio provocò uno scontro armato con i chieresi. La guerra durò fino al 10 febbraio 1200, quando la mediazione degli astigiani e dei vercellesi, venne firmato un trattato di pace con il quale il Castello ritornava nelle mani del Vescovo, mentre i territori circostanti, andarono ai chieresi. Nel 1247, il Castello passò nelle mani di Tommaso II di Savoia, che, avendo colto l’importanza strategica del luogo, tra il 1249 e il 1250 fece ampliare la casaforte.

Essa, due anni dopo, venne nuovamente ceduta al Vescovo che, in accordo con i chieresi vi inviò come castellano Pietro Visconti, Signore di Baldissero. Da questo momento, l’importanza del castello di Montosolo diminuì notevolmente, ma attorno ad esso si ampliava il paese, denominato Pinariano prima, poi Pinallo.

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Così sul finire del XVI sec. anche la piccola comunità di Pino aveva un suo centro spirituale... Renato Grilletto - S. Maria del Pino (1985)

Il toponimo Pino, compare nel XV secolo, quando, sulle rovine della vecchia cappella è attestato il culto della Vergine sotto il nome di Santa Maria di Pino.
Nel 1440 venne ivi edificata una chiesetta omonima, ma verso la fine del secolo un’aspra disputa sorse in ordine alla giurisdizione di tale chiesa, infine affidata ai padri carmelitani di Moncalieri.
Essi nei primi anni del cinquecento edificarono nelle adiacenze un convento.
Nel 1585 dopo una lunga attesa e molte richieste, ma soprattutto in seguito alla visita pastorale fatta l’anno prima da Monsignor Peruzzi, Vescovo di Torino, Santa Maria del Pino venne eretta in parrocchia autonoma.
Tra il 1653 e il 1660 veniva costruita la nuova chiesa dedicata alla Madonna del Carmelo e a Sant’Andrea Corsini, patrono del paese fatto Santo in quel periodo.
La chiesa è attribuita al padre Andrea Costaguta, celebrato architetto, autore dell’Annunziata di Chieri e di notevoli edifici civili della capitale.
Nel 1660 venne ultimato anche il nuovo convento.
La storia di Pino, nel corso del XVI e XVII secolo, segue quella di Chieri nel contesto delle vicende più generali dello stato sabaudo.
Le ripetute guerre con i francesi, la peste del 1629 sono gli eventi più duri che segnarono drammaticamente il paese. Alla fine del XVII secolo il luogo subì un notevole sviluppo e, il 12 gennaio 1694, Vittorio Amedeo II conferiva a Baldissero e a Pino autonomia amministrativa, staccandone i territori da Chieri. Il territorio di Pino, compreso pure Mongreno, venne concesso in feudo al conte Benso, che si dimostrò presto cattivo amministratore.
Protagonista di uno scandalo a corte, nel 1697 egli venne arrestato, bandito dallo stato e privato di tutti i suoi beni.

I “capi di casa” prestano giuramento di fedeltà... Angelo Caselle - Attraverso i tempi (1979)
Il toponimo Pino, compare nel XV secolo, quando, sulle rovine della vecchia cappella è attestato il I pinesi, con un atto del 1699, sottoscritto con 119 croci e 10 firme, passarono sotto il dominio diretto dei Savoia.
Nel 1718 veniva edificata la prima casa comunale presso le Tavernette sulla vecchia strada Chieri-Torino, sempre in quegli anni fu portata a termine una ristrutturazione della chiesa di S. Maria.
Con la solenne visita pastorale di monsignor Francesco Lucerna Rorengo di Rorà, avvenuta nel 1777, fu consacrata la chiesa parrocchiale e vennero deposte nell’altare maggiore reliquie di S. Felice e San Teodoro.
Pino non fu estranea ai moti giacobini piemontesi e il 16 dicembre 1798 sul piazzale della parrocchiale venne eretto l’albero della libertà.
Durante la dominazione napoleonica, in Pino si procedette alla confisca dei beni dei carmelitani. Con la Restaurazione, rinnovata l’amministrazione comunale, si procedette nella realizzazione di opere pubbliche di rilievo: nel 1823 venne ultimata una nuova strada Chieri-Torino; nel 1849 venne restaurata e ampliata la casa comunale che assunse l’aspetto attuale; nel 1856 venne demolita la cappella seicentesca di Valle Ceppi per costruirne una nuova.
Sicuramente un fatto di notevole importanza fu il trasferimento dell’Osservatorio astronomico dal 1912 per volontà del professor Giovanni Boccardi. Durante la seconda guerra mondiale Pino fu utilizzata come punto di difesa antiaerea e ogni giorno una certa quantità di cittadini si doveva presentare ai nazisti come ostaggio per proteggere le batterie; il 20 aprile 1945 i partigiani liberarono il borgo; nel 1954 venne ultimato il nuovo acquedotto a servizio della collina opera a lungo attesa per evitare i problemi derivanti dalla penuria d’acqua che avevano caratterizzato la zona fino a quel momento.

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Se dal centro del ridente villaggio di Pino svolti a destra... Riccardo Ghivarello - Il Castelvecchio del Pino (1959)

La parrocchiale della S.S. Annunziata e di Sant’Andrea Corsini rappresenta ancora oggi il centro del paese; essa ha subito numerosi cambiamenti nel corso degli anni, ma rimane il simbolo del borgo che domina dall’alto della collina. La facciata con portico a cinque arcate non appartiene all’originale progetto seicentesco.
L’interno è caratterizzato da un’unica navata con volta a botte, fiancheggiata da otto cappelle laterali; il presbiterio poligonale permette l’accesso al chiostro, situato a sinistra della chiesa, mentre il coro è una permanenza della chiesetta quattrocentesca. Una bella pala raffigurante Sant’Andrea e la Madonna del Carmelo, dipinta dal Caravoglia (1659) adorna lo spazio, a cui l’altare maggiore e la balaustra in marmo, opera di Edoardo Mella, conferiscono maestosità.
Il Convento dei carmelitani nel 1880 è stato affidato alle suore del Cottolengo. Sulla strada che scende dal centro del borgo e che, attraversando ricchi vigneti, va verso Cambiano si può scorgere un edificio risalente alla fine del XVII secolo, il Castelvecchio.
E’ una costruzione quadrata e solida, la cui facciata, semplicemente decorata da un cornicione sostenuto da mensole, non presenta merlatura e gli angoli sono muniti di belfredi o guardiole, più per ornamento che per difesa.
L’origine del nome è incerta: alcuni autori ritengono che l’edificio abbia avuto la denominazione di “vecchio” perché costruito sui ruderi di un castello più antico, alti sostengono che il nome derivi dalla famiglia chierese dei Veglio (in dialetto piemontese “Vej”). L’interno presenta al pianterreno una sala in stile neo-medioevale ideata attorno al 1885, dall’architetto Eugenio Olivero (probabilmente influenzato dalla cultura che aveva in quegli stessi anni dato vita al Borgo medioevale del Valentino a Torino).

Originali e databili tra la fine del Seicento e i primi del Settecento sono gli affreschi dello scalone che tra l’altro raffigurano, con barocca promiscuità, una Deposizione di Cristo dalla croce, i filosofi Socrate, Democrito ed Eraclito e il Trionfo di Diana.
Un passaggio coperto collega il “castello” ai coretti della cappella che si affaccia su strada S. Felice, ricca di pitture barocche.

E gli umili piloni servivano per annodare il tempo dell’uomo al Tempo del Signore... Flavia Vaudano Rovello - S. Maria del Pino 1985
Il territorio pinese è ricco di importanti architetture realizzate tra Sei e Settecento. Si citano qui quali esempi il Palazzotto, Villa Balbiana, la Commenda S. Antonio. Numerose sono pure le cappelle private quali la Chiesetta del Podio o del Poggio, S. Lorenzo di Castelvecchio, la Bussa, la Vignassa. Oltre 50 piloni campestri ed edicole votive fanno sacro lo spazio/tempo pinese.
La festa patronale di S. Andrea Corsini si celebra il 4 febbraio, mentre altre feste molto sentite sono la benedizione della campagna, la prima domenica dopo Pasqua, e la Madonna del Carmelo, il 16 luglio.
Oggi Pino vive in un periodo di notevole espansione ed è luogo molto ricercato da chi vuole vivere nel verde e fuggire dalla città pur non allontanandosene troppo.

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Immerso nella verde collina torinese, ma anche poco distante del centro cittadino, Pino ha subito negli ultimi anni una grande trasformazione; infatti da “graziosa località per la villeggiatura”, com’era descritta in guide turistiche degli anni 1950, il paese è diventato un centro residenziale. La collina di Pino, dominata dalla torre del Castello di Montosolo, è sempre stata molto ricca di coltivazioni, soprattutto vigneti. Inoltre, un’importante industria dolciaria piemontese ha stabilito, negli anni Sessanta del XX secolo, il suo centro direzionale nel paese.

Se in Italia, e in più all’estero, si è cominciato a parlare con onore dell’Osservatorio di Pino... Giovanni Boccardi - Carteggio Privato (1907)

Nel 1822 l’astronomo Giovanni Plana (1781-1864) dal Palazzo dell’Accademia delle Scienze trasferì a Palazzo Madama i pochi strumenti a sua disposizione aggiungendone altri più prestigiosi a diede così inizio ad una attività osservativa di carattere sistematico.

Certamente fu per quell’epoca un notevole salto di qualità quello che l’allievo del Lagrange fece fare all’astronomia piemontese, ma già cinquant’anni dopo, il nuovo direttore dell’Osservatorio Alessandro Dorna notò che era necessario un trasferimento della sede per un miglioramento della qualità della ricerca. Infatti la chiassosa e sempre più illuminata piazza Castello non si presentava come il luogo adatto per l’osservazione degli astri, inoltre l’Osservatorio alterava anche l’estetica di Palazzo Madama. Tra il 1907 e il 1912 per opera di Giovanni Boccardi, l’Osservatorio di Torino si trasferì a Pino Torinese sulla collina detta Bric Torre rotonda, a 620 metri sul mare, abbastanza defilata dalla città, anche se non la più alta tra le colline del Po.

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Nel 1912 la costruzione del complesso costò 230.000 line e vennero erette due palazzine (una per gli uffici, la biblioteca, l’alloggio del direttore; l’altra per l’officina e il deposito degli strumenti) e sei padiglioni in papier-maché, materiale usato per evitare il surriscaldamento. Inizialmente l’osservatorio venne dotato, oltre che degli strumenti trasferiti da Palazzo Madama, di un cerchio meridiano di Bamberg, strumento per seguire il movimento degli astri, e nel 1921, mediante una pubblica sottoscrizione, venne acquistato un astrografo, grossa camera per fotografare gli astri.
Dagli anni Trenta in poi i direttori dell’Osservatorio si trovarono ad affrontare numerosi problemi: mancanza di personale qualificato, inadeguatezza delle attrezzature, disinteresse da parte delle istituzioni.
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Sono nel 1966 si decise un piano di rilancio dell’Osservatorio che però doveva comunque rispettare limiti sia nelle disponibilità economiche sia nella situazione ambientale.
Ci si orientò verso l’ “Astronomia fondamentale”, branca della scienza che studia la rotazione della terra, le posizioni delle stelle e così via.
La cupola più grande venne sopraelevata di cinque metri, sono stati installati nuovi cannocchiali e strumenti, è stata costruita una nuova struttura in cemento armato foderato di vetri che ospita lo strumento più prestigioso dell’osservatorio: un telescopio a specchio di oltre un metro di apertura, inaugurato nel 1974, chiamato astrometrico, perché destinato a misurare le posizioni degli astri.
Certamente l’osservatorio astronomico di Torino sito a Pino Torinese non può essere paragonato ai maggiori esistenti negli Stati Uniti e in Russia, ma è sicuramente un buon punto della ricerca scientifica piemontese e italiana in quanto uno dei dodici sovvenzionati dal Ministero della Ricerca Scientifica e Tecnologica. In anni recenti esso ha ampliato il campo delle ricerche alla moderna astrofisica galattica ed extragalattica.

Vivere a Pino